Sapevate che anche Dante Alighieri era un Mago Nero?

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Pochi sanno che il Sommo Poeta Dante Alighieri, padre della lingua italiana, abbia fatto parte di una setta denominata “Fedeli D’Amore”. Una setta molto misteriosa e particolare legata alla sapienza antica e rituali che si perdono nella notte dei tempi.

L’amore cantato da un Fedele d’Amore era puro da ogni forma materiale e capace di elevare l’amante alla perfezione ed era inoltre veicolo di crescita e di ricerca interiore.

La nobilitazione delle emozioni espressa nelle opere di questi poeti, tra cui l’amico Cavalcanti, descrive il profondo coinvolgimento del cuore con le vibrazioni della natura femminea (lunare), intesa in senso elevato. Parliamo di un amore inteso come ricordo del sentimento insito all’interiorità più intima e non solo ad una semplice funzione della mente.

Come afferma nel suo saggio Stefano Mayorca “La Luna : influssi, poteri, leggende”:
“Una sorta di sensi interni connessi all’anima sensitiva legata alla vita corporale, laboratorio iniziale della conoscenza. In tale conteso, la memoria diviene una delle prerogative dell’anima razionale, immortale, che attraverso l’esperienza sensoriale e ai dati acquisiti giunge all’elaborazione finale dell’autentica conoscenza, in cui il ricordo del Divino e dell’invisibile sono filtrati dall’immagine ideale dell’archetipo femminile.”

I Fedeli d’Amore ebbero rapporti con i Templari e i loro “giochi” poetici necessitavano di una chiave interpretativa: la trama simbolica confluiva nelgi antichi misteri, nella sapienza ermetica e nei potenti riti antichi dei Templari. La donna invisibile, la donna-angelo rappresentava l’immagine della Gnosi, si concretizzava in illuminazione e sovrannaturalità: e fu chiamata BEATRICE: nome latino di età imperiale Beatrix, basato su beatricem (“colei che rende felici”, “colei che dà beatitudine”), a sua volta da beatus (“beato”, a cui il nome viene talvolta direttamente ricondotto). Era comune fra i primi cristiani in virtù del suo significato, riferito alla beatitudine celeste e dell’anima.

E comunque parliamo di una donna peculiare: in lei si somma perfettamente parte femminea isidea e maschile, di risultato otteniamo una Donna Magica, un androgino ove non vi è più separazione tra generi, con associazione al simbolo della rosa e del cavallo bianco.Vi è una crisi iniziatica che ferisce, atterra, uccide prima del congiungimento con la Donna Magica, che si materializza per la suprema virtù del matrimonio alchemico. Matrimonio che conduce all’androginia – condizione che trascinerà, mediante Amore, l’iniziato verso l’alto. Una sorta di volo o rapimento, che colloca verso una direzione trascendente l’esperienza iniziatica. Questa trasformazione richiama il concetto di “monade” come è descritto nel Vangelo Apocrifo di Tommaso.

Ricorre inoltre il numero 9, che indica lo Yang; l’uno feconda il due e da tale unione scaturisce il tre. Nell’antico Egitto il tre era il numero della folgore, della forza vitale e dell’ente – vita invisibile, chiuso dentro il corpo del KHA (il doppio eterico). Allo Yang è stato associato anche il 9 e lo 81. Il 9 racchiude valenze magiche essendo la prima potenza del tre. L’ottantuno rappresenta magicamente la potenza perfetta del tre. Dante nella sua opera “Il Convivio” lo descrive come il numero di un’età perfetta e compiuta.

A proposito di Virgilio come scrive Mayorca a pochi è noto che :
“Dante Alighieri, come abbiamo visto, vero e proprio MAGO, INCANTATORE E ADEPTO, versato in tutte le branche del sapere ermetico operativo. Non poteva essere diversamente, visto che Dante eleggerà quale guida simbolica nel viaggio verso gli Inferi il poeta VIRGILIO, a sua volta mago e taumaturgo, autore de L’ENEIDE, opera dai contorni esoterici, delle BUCOLICHE e delle GEORGICHE. A riguardo è interessante sapere che la tomba di Virgilio – collocata nel parco Virgiliano, alle pendici di Posillipo, dove sono visibili i resti della villa del poeta iniziato ai Misteri – ricorda nella forma e nella struttura un nuraghe sardo. Il motivo sottende a questa scelta rimane avvolto nelle nebbie di un passato secretato. Il mausoleo funebre sorge sulla sinistra, in prossimità della colossale CRYPTA NEAPOLITANA. Si tratta di un’immensa galleria, che secondo il mito e i racconti legati alla tradizione popolare fu scavata in una sola notte dallo stesso Virgilio. La galleria è stata al centro di culti iniziatici celati e con ogni probabilità veniva usata nel corso delle cerimonie dedicate alla Discesa negli Inferi, correlata alla Morte Iniziatica ed alla penetrazione ctonia internamente all’Utero Primordiale (materia lunare). Virgilio, la cui famiglia aveva origini druidiche, si dice fosse esperto nella magia delle piante (Magia Verde) oltre ad essere un valente erborista.

Una leggenda – che forse non è tale – narra di un libro di potere, un testo magico che Virgilio rinvenne nella grotta del centauro CHIRONE, situata sul Monte Barbaro. Il Vate, a quanto pare, si servì delle sue pagine per compiere prodigi e incantamenti. Esiste tuttavia una dottrina sapienziale che Alighieri ben conosceva e che ancora oggi è scarsamente nota, in cui rinveniamo elementi di notevole spessore, che affondano le loro radici in quella sapienza millenaria che faceva capo ai CAVALIERI GEROSOLIMITANI (TEMPLARI). Altri elementi di notevole spessore confermano l’ipotesi appena espressa. E’ noto, infatti, il collegamento fra i Templari e il Gruppo Iniziatico dei Fedeli D’Amore, che in Firenze si scambiavano poesie dal gergo quasi criptato, inaccessibile al volgo.

La Donna Invisibile o Luna, immagine sublime e sublimata della Sapienza Sacra o della GNOSI, incarnava un principio di illuminazione e di conoscenza trascendente protesa alle arche sapienziali. Come una rugiada sottile, la Donna Salvifica irrorava le menti e l’essere primigenio. Un processo misterioso, che ancora oggi solo pochi sapienti custodiscono.”
Per la didascalia e approfondimenti su alcuni termini utilizzati in questo articolo si confida in wikipedia o altre ricerche suolo web
Fonte: https://las0rgente.net/

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